Intervento di Valeria Ciavatta in Commissione Finanze

Sintesi dell’intervento del Consigliere di Alleanza Popolare, Valeria Ciavatta, sul progetto di legge sulla rappresentatività nella contrattazione collettiva – III Commissione Consiliare Permanente – 23 marzo 2016
“…Ieri i membri della Commissione hanno potuto ascoltare le diverse posizioni delle parti sociali ed economiche (incontro a Palazzo Begni, ndr)  che si sono nuovamente contrapposte offrendo un quadro a tratti scoraggiante ma molto istruttivo della situazione e delle condizioni su cui si interviene.
Le parti del contratto di lavoro sono parti private, datore di lavoro e lavoratore. Ed ora Commissione e Consiglio sono chiamati a regolamentare i ruoli di queste figure e a riformare le regole finora attuate, in una situazione di forte conflittualità fra le parti, che non sono riuscite nel tempo e neppure oggi a trovare una sintesi comune tanto che, all’interno della stessa categoria, non riescono a comprendersi vicendevolmente ed anzi si contrastano.
Di conseguenza, la commissione si trova oggi a dover pronunciare una sentenza che darà ragione ad una parte e torto all’altra, scegliendo l’una o l’altra impostazione, non i singoli aspetti ma l’impianto. Ed i contenuti della sentenza sono di sistema, sono direttamente produttivi di equilibri/squilibri e sono pronunciati in un contesto molto delicato e nel momento della crisi economica ed occupazionale.
Era proprio una priorità per il Governo e la maggioranza andarsi ad infilare tra le parti? Andarsi ad infilare in questo ginepraio?
Non era una priorità. Le priorità erano ben altre: ad esempio, nel settore di competenza del Segretario Belluzzi, la riforma del mercato del lavoro, gli interventi nell’ambito degli ammortizzatori sociali; e tutto il Governo era stato invitato dalla maggioranza ad impegnarsi coralmente nella creazione di nuovi investimenti e di nuova occupazione. Quindi questo progetto di legge non era tra le priorità.
La materia oggi in discussione necessita di nuova regolamentazione? Sì, non foss’altro per i profondi mutamenti intervenuti dalla legge del 1961. Ma, ribadisco, questa non era la priorità rispetto agli altri urgenti impegni del Governo. E fin dall’inizio lo abbiamo fatto presente, ed anche nella precedente legislatura la maggioranza tenne questa posizione quando il Segretario Mussoni sentiva il fiato sul collo delle più grandi organizzazioni.
Ora siamo al passaggio in Commissione e dobbiamo svolgere il nostro ruolo tenuto conto dei pilastri di impianto che sono principalmente: l’efficacia erga omnes dei contratti collettivi e la rappresentatività come criterio di democrazia. In una realtà piccola, la concorrenza di diversi contratti nello stesso settore è ancora più pericolosa che in quelle grandi e non sarebbe democratico che una minoranza determinasse le regole per tutti.
Nessuno ha messo in discussione questi pilastri, sotto il profilo sia ideale che pratico. Nel rapporto di lavoro, il lavoratore è la parte più debole e le leggi dello Stato devono farsene carico, com’è peraltro per tradizione giuridica e diventa ancora più necessario in occasione di crisi economico-occupazionali. Ma per questa tutela non era sufficiente regolare la rappresentatività dei sindacati dei lavoratori dipendenti? Qui si è scelto di parametrare anche la rappresentatività dei datori di lavoro al numero dei dipendenti occupati dall’impresa rispetto a quelli del settore. Ho qualche dubbio che fosse davvero necessario sotto il profilo pratico, ma, ammesso questo, forse si poteva – tenendo fermi i due principi di fondo prima ancora di regolamentarne gli effetti – partire dal considerare il nostro particolare tessuto economico in cui le piccole imprese, hanno un ruolo importantissimo nei servizi sul territorio e nell’economia. Questa particolarità poteva forse trovare risposta in obiettivi minimi di partenza su cui declinare poi il funzionamento dei principi dell’erga omnes e della rappresentatività.
La legge non deve favorire o assecondare la frammentazione delle organizzazioni e dei contratti, per le ragioni dette ma nemmeno rendere ancora più forti quelli che più forti sono già. C’è il pregiudizio che questo progetto di legge sia di parte. Non condivido mai i pregiudizi e credo che l’intenzione sia quella di non fare torti a priori ad alcune fra le parti, privilegiando la protezione dei lavoratori che sono ancora la parte debole del rapporto di lavoro. Tuttavia sono gli effetti prodotti quelli che contano, più delle intenzioni. E gli effetti dovranno essere verificati.